La Lunga Ombra dell'Intelligence: Dalle Origini Britanniche dei Fratelli Musulmani alla Creazione di Hamas
Un filo rosso collega i servizi segreti di Sua Maestà negli anni '30, la strategia israeliana degli anni '80 e i finanziamenti qatarioti di Netanyahu. Cronaca di un "effetto boomerang" pianificato a tavolino che ha generato il caos mediorientale.
Mentre le macerie di Gaza fumano e il mondo discute sulle responsabilità dell'attacco del 7 ottobre 2023, la narrazione ufficiale tende a dipingere l'ascesa dell'islamismo radicale come un fenomeno spontaneo o un'imprevedibile esplosione di fondamentalismo. Tuttavia, una ricostruzione accurata basata su documenti desecretati, inchieste giornalistiche e confessioni di alti funzionari rivela una realtà molto più complessa e inquietante: l'islamismo politico moderno, nella sua forma organizzata, è in larga parte il frutto di calcoli strategici delle potenze occidentali e di Israele.
Il filo conduttore di questa storia non inizia a Gaza negli anni '80, ma nell'Egitto coloniale degli anni '20 e '30, per poi evolversi attraverso una serie di alleanze tattiche che hanno finito per destabilizzare l'intera regione.
1. Le Origini: L'Egitto, i Britannici e il "Nemico del mio Nemico"
La genesi del movimento che avrebbe poi generato Hamas affonda le radici nella fondazione della Fratellanza Musulmana (Ikhwan al-Muslimun) nel 1928 a Ismailia, per opera di Hassan al-Banna. Ufficialmente, il movimento nacque come reazione all'occupazione britannica e all'occidentalizzazione dei costumi, con l'obiettivo di ripristinare il Califfato e applicare la Sharia.
Tuttavia, recenti indagini e testimonianze storiche hanno sollevato il velo su un paradosso: la possibile complicità tra i fondamentalisti e i loro presunti nemici coloniali. Fonti investigative, tra cui analisi riportate da La Critica e studi di geopolitica, evidenziano il ruolo di figure chiave come Youssef Moustafa Nada, uno dei principali strateghi finanziari della Fratellanza. In interviste successive, Nada ha ammesso che durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l'Egitto era sotto protettorato britannico, venne reclutato dall'intelligence inglese.
La logica era quella del classico "dividi et impera": mentre i nazionalisti laici e socialisti (come il futuro Wafd o i movimenti che porteranno a Nasser) minacciavano direttamente il controllo britannico sul Canale di Suez, i Fratelli Musulmani, con la loro focalizzazione religiosa e anti-comunista, erano visti come un utile contrappeso. Sebbene al-Banna predicasse ufficialmente contro l'occupante, esistono evidenze di canali di comunicazione e tolleranza operativa tra certi settori dei servizi britannici e l'ala operativa della Fratellanza, specialmente nella lotta contro le influenze sovietiche e i nazionalisti arabi radicali. Questa ambiguità originaria ha permesso all'organizzazione di radicarsi nel tessuto sociale egiziano, creando quella rete di moschee, scuole e assistenza che ne avrebbe garantito la sopravvivenza anche quando, nel 1954, Gamal Abdel Nasser la mise al bando.
2. Il Passaggio di Testimone: Israele Raccoglie l'Eredità Britannica
Dopo la fine dell'impero britannico e la nascita di Israele, la dinamica non cambiò, ma cambiò l'attore principale. Negli anni '70 e '80, Israele si trovò di fronte lo stesso dilemma che avevano avuto i britannici: come contrastare il nazionalismo palestinese laico dell'OLP di Yasser Arafat, percepito come una minaccia esistenziale?
La risposta fu paradossalmente simile a quella britannica: favorire l'islamismo. Le prove di questa strategia sono schiaccianti e provengono direttamente dai suoi artefici:
- Yitzhak Segev, governatore militare israeliano di Gaza nei primi anni '80, confessò al New York Times nel 1991: «Il governo israeliano mi diede un budget e il governo militare lo dava alle moschee». Segev spiegò che l'obiettivo era finanziare il movimento islamista (il Mujama al-Islamiya, precursore di Hamas) per creare una frattura insanabile con i seguaci di Fatah.
- Avner Cohen, funzionario israeliano per gli affari religiosi a Gaza per oltre vent'anni, fu ancora più esplicito sul Wall Street Journal nel 2009: «Hamas, con mio grande rammarico, è una creazione di Israele».
Questa linea fu confermata anche dal settimanale israeliano Koteret Rashit, che nel 1993 rivelò come lo Shin Bet avesse autorizzato la registrazione della Fratellanza Musulmana a Gaza già dal 1979, permettendole di costruire la base logistica e sociale che Hamas avrebbe poi utilizzato per la lotta armata dal 1987 in poi.
3. La Continuità Strategica: Da Reagan a Netanyahu
La strategia non rimase confinata agli albori. Il giornalista investigativo Robert Dreyfuss, nel libro Devil's Game, documenta come questa politica di sostegno all'islamismo contro il nazionalismo laico fosse condivisa tra Mossad e CIA durante la Guerra Fredda. Ma è negli anni recenti che la strategia ha raggiunto il suo apice, trasformandosi in una politica di stato aperta.
Come evidenziato nel recente libro d'inchiesta "7 ottobre, l'inganno" di Franco Fracassi e Paola Pentimella Testa, i governi Netanyahu hanno sistematizzato il sostegno a Hamas. Gli autori ricostruiscono il flusso di centinaia di milioni di dollari in contanti dal Qatar verso Gaza, trasferimenti autorizzati personalmente da Netanyahu con il benestare dei servizi di sicurezza israeliani. L'obiettivo dichiarato era "comprare la quiete" e mantenere la stabilità umanitaria, ma l'effetto politico reale era rafforzare Hamas come autorità di governo a Gaza, impedendo di fatto qualsiasi riconciliazione con l'Autorità Nazionale Palestinese di Abbas in Cisgiordania e rendendo impossibile la soluzione a due stati.
Come ammesso da Bezalel Smotrich, attuale ministro delle finanze israeliano: «Hamas è una risorsa, l'Autorità Palestinese è un peso».
4. Il Boomerang: Quando la Strategia Collassa
Oggi, quella che doveva essere una gestione cinica del conflitto si è ritorta contro i suoi autori. Storici come Zeev Sternhell e analisti dell'intelligence come Joe Trento e Martha Kessler avevano avvertito del rischio di nutrire il "mostro" fondamentalista. Il libro di Fracassi e Pentimella Testa solleva interrogativi cruciali: il fallimento dell'intelligence del 7 ottobre è stato un errore di valutazione o il prezzo inevitabile di una strategia decennale che ha armato e finanziato il nemico per convenience politica?
L'ex ambasciatore USA Charles Freeman ha sintetizzato il concetto definendolo un classico caso di blowback: sostenere gruppi radicali per indebolire avversari politici (prima i britannici contro i nazionalisti egiziani, poi Israele contro l'OLP) finisce inevitabilmente per generare una forza autonoma e incontrollabile che si rivolge contro i suoi stessi creatori.
Conclusione: La Responsabilità Storica
Comprendere il ruolo dell'intelligence britannica nelle origini della Fratellanza Musulmana e il ruolo di Israele nella nascita di Hamas non significa assolvere questi gruppi dalle responsabilità delle loro azioni violente o terroristiche. Significa però riconoscere che il caos mediorientale non è un fenomeno naturale, ma il risultato di ingegnerie politiche calcolate. Ignorare questo filo rosso che va dal Cairo degli anni '30 a Gaza di oggi significa condannarsi a ripetere gli stessi errori, mentre la regione paga il prezzo di un "dividi et impera" che ha diviso per secoli, ma non è mai riuscito a governare.
Fonti e Riferimenti Bibliografici
- Sulle origini e l'intelligence britannica: Interviste di Youssef Moustafa Nada (La Critica); Analisi su Il Caffè Geopolitico e InsideOver; Thierry Meyssan, I Fratelli Mussulmani in quanto assassini (VoltaireNet).
- Sul ruolo di Israele e la creazione di Hamas: Yitzhak Segev (New York Times, 1991); Avner Cohen (Wall Street Journal, 2009); Inchiesta Koteret Rashit (1993); Robert Dreyfuss, Devil's Game (2005); Franco Fracassi e Paola Pentimella Testa, "7 ottobre, l'inganno".
- Analisi e Commenti: Zeev Sternhell (Haaretz); Charles Freeman; Joe Trento e Martha Kessler (analisi CIA).
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