martedì 3 novembre 2026

Rete Voltaire I principali titoli della settimana 3 nov 2026



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La Chiesa cattolica afferma che «solo la pace è santa»
 

 
Vyacheslav Volodin denuncia la responsabilità dell’Inghilterra nella nascita del fascismo
 
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The Rodeo and the Throne: why November 3 may not be what they tell you (ES | FR | DE)

elezioni di mezzo termine americane 2026

The Rodeo and the Throne: why November 3 may not be what they tell you (ES | FR | DE)

A contrarian analysis of the American midterms, between rigged polling, power apparatuses and the political function of chaos.

Only a few days remain until November 3, and the American media already have the script ready: the Democrats are about to seize Congress, Trump is a finished president, the "blue wave" blows from every corner. The polls confirm it, the predictive models certify it, the columnists take it for granted.

Remember what happened in 2016? Clinton was ahead in almost every national and swing state poll. Some models gave her more than a 90% chance of victory. Just one man — Michael Moore, a progressive filmmaker and certainly no fan of Trump — published an analysis arguing that the New York billionaire could win. He was treated as a defeatist, a traitor to the cause. Then Trump won, and Moore was the only one who had seen what nobody wanted to see.

lunedì 2 novembre 2026

Il Rodeo e il Trono: perché il 3 Novembre potrebbe non essere come ve lo raccontano

elezioni di mezzo termine americane 2026

Il Rodeo e il Trono: perché il 3 Novembre potrebbe non essere come ve lo raccontano

Un'analisi controcorrente delle midterm americane, tra sondaggi pilotati, apparati di potere e la funzione politica del caos.

Mancano pochi giorni al 3 novembre e i media americani sono già pronti con la sceneggiatura: i Democratici stanno per strappare il Congresso, Trump è un presidente finito, il "vento blu" soffia da ogni angolo. I sondaggi lo confermano, i modelli predittivi lo certificano, gli editorialisti lo danno per scontato.

Ricordate cosa successe nel 2016? Clinton era in vantaggio in quasi tutti i sondaggi nazionali e negli swing state. Alcuni modelli le davano oltre il 90% di probabilità di vittoria. Un solo uomo — Michael Moore, regista progressista e non certo un fan di Trump — pubblicò un'analisi in cui sosteneva che il miliardario newyorkese poteva vincere. Fu trattato da disfattista, da traditore della causa. Poi vinse Trump, e Moore fu l'unico ad aver visto ciò che nessuno voleva vedere.